Patricia Urquiola (designer)

Le riposte possono essere molte, l'argomento mi interessa; da sempre ho dedicato molte energie al design per l'industria. Il mio studio è pieno di modelli e prototipi, mi chiedono spesso perché non organizzi piccole mostre. Conservo tutto perché credo molto negli oggetti in serie. Ad esempio riflettendo sulla mostra Flexibility, con una partecipazione mirata su un argomento, ho pensato ad oggetti a cui stavo lavorando, per realizzarli come "manifesto", perché dovevano essere esposti in una mostra. Ci divertiamo in studio perché abbiamo creato una specie di gioco, una visione e riflessione insieme ai miei collaboratori, senza legami con una particolare cultura: il "laboratoire lumière" . Spesso torno in studio dai viaggi in Giappone piena di miniature, perché amo i piccoli oggetti. Prendi ad esempio un oggetto che serve per la cerimonia del te, per frustare le foglie di te alla fine del processo. Questo oggetto è entrato come analogia su un oggetto illuminante a cui stavo lavorando. E' diventato grande, in metallo, con tutt'altre caratteristiche e gli è entrata la luce dentro. Abbiamo poi giocato al "piccolo chimico" mescolando liquido e colore in movimento a raccontare la libertà di associazione, la libertà creativa fortissima che esiste, e che è il divertimento e la forza del nostro lavoro. Personalmente come local rifletto molto sui viaggi che faccio; non so cosa del global ritraduco al mio local, ma di sicuro sento nei miei progetti la preoccupazione del confronto tra culture.