Flavio Albanese (direttore Domus)
Il design contrae continuamente dei debito con l'arte contemporanea. Nel senso che la produzione arriva dopo un attimo che l'arte contemporanea ha detto le sue cose. Le dice con una tale rapidità e dal tutto il mondo che è difficile pensare che i sistemi di produzione la anticipino o non le siano debitori. Credo che si debba prestare attenzione a quello che succede, ovunque, e non solo soltanto intorno ai centri che noi immaginiamo come centri di eccellenza dell'arte contemporanea, e nemmeno nei centri di eccellenza del design. Una rivista come la mia pubblica molte cose che non sono affatto di grandi architetti, e neanche che provengono da aree geografiche con un potenziale sicuro di produzione. Questo mi pare interessante. Forse in questi luoghi marginali il corto circuito tra arte contemporanea e design può avvenire perché i tempi si rallentano e diventano più liquidi, meno elettrici. Forse lì c'è speranza che l'arte contemporanea si metta a dialogare con chi produce gli oggetti di uso quotidiano. Speriamo che questi siano anche i luoghi dove si faranno le cose più interessanti in futuro.