Emiliano Gandolfi (architetto)
La globalizzazione del design è dovuta soprattutto a delle necessità in termini di produzione - come sostiene Starck più alti sono i numeri, più basso è il costo - e poi anche una questione di marketing: alcune aziende hanno più possibilità di diffondere il loro marchio e quindi i loro oggetti a livello globale. Di converso c'è una situazione locale sempre più ricca e più florida, e non necessariamente in senso vernacolare di ritorno alla tradizione. Locale vuol dire usare risorse locali, intellettuali e materiali, per fare design in maniera inedita ma soprattutto inventare delle funzionalità nuove. E questo è un design che sta emergendo ma è sempre esistito. Molto oggetti intorno a noi non sono usati come dovrebbero essere. Ho visto in Puglia fare il caffè sul radiatore della macchina: costantemente le cose vengono usate in maniera diversa. Questa creatività spontanea crea le condizioni locali nel design. Trovo che nonostante la globalizzazione tenda ad appiattire la produzione ci sia comunque un emergere costante di conoscenze e di utilizzi a livello locale. Credo che questa condizione si diffonderà sempre di più, perché la gente è stufa di avere prodotti sempre uguali. Ci sarà la vittoria di grandi produzioni, come Ikea perché ha costi bassi, ma anche la tendenza a customize, a rendere unici i prodotti attraverso la propria mano e spero la propria creatività. Rimmaginare degli usi nuovi e inediti degli oggetti di grande produzione semplicemente aggiungendo qualcosa. Vincerà forse il progetto di Joseph Beuys che voleva che tutti fossero artisti.