Alice Rawsthorn (critica di design International Herald Tribune)
Se guardiamo alla storia del design ed alla storia dell'arte i legami tra le due discipline sono sempre esistiti, e sono stati particolarmente fruttuosi quando artisti e design hanno lavorato sulla base di una sincera collaborazione intellettuale. Penso ad esempio al lavoro dell'artista della pop art Richard Hamilton con i designer tedeschi negli anni 60, che ha consentito ad entrambi di esplorare le rispettive qualità. Legami di questo tipo sono naturali e nascono da una genuina compatibilità intellettuale. E sono quindi di arricchimento sia per il designer che per l'artista.
Credo invece che i legami tra arte contemporanea e design diventino più complessi quando gli oggetti di design vengono creati esclusivamente con lo scopo di essere venduti -molto cari - sul mercato. Un esempio ovvio sono le edizioni limitate di mobili che vanno all'asta da Sotheby o da Chirstie, che vengono definiti "art design". Commercialmente hanno molto in comunque con l'arte contemporanea e sono realizzati per essere venduti agli stessi collezionisti d'arte. Ci sono ovviamente delle lodevoli eccezioni di progetti interessanti, culturalmente complessi e provocatori, ma nella maggior parte dei casi quegli oggetti sono stati prodotti per far soldi come "oggetti d'arte".
Se dobbiamo fare un parallelo tra design e arte non dobbiamo solo considerare la tipologia dell'oggetto, ma anche la qualità o l'immagine di quel prodotto, o di quello spazio. Se qualcosa è culturalmente complesso, ricco di significato, stimolante o provocante, o che ci forza a rivedere le nostre categorie mentali rispetto al mondo in cui viviamo o di pensarlo in modo nuovo, allora possiamo dire che quell'oggetto ha delle qualità artistiche. Il problema è che molto spesso il pubblico confonde l'estetica con l'arte: solo perché un oggetto è gradevolmente estetico non vuol dire che sia un opera d'arte.